È necessario ripensare l’ecumenismo a partire dalle sfide che provengono dai conflitti che oggi interpellano le Chiese. Per poter pensare un «ecumenismo di pace», occorre anzitutto riconoscere le responsabilità delle Chiese in questo cambiamento di epoca. Come essere credenti davanti alla guerra? Quale cristianesimo? Una nuova theologia pacis rappresenta il contributo pubblico del dialogo ecumenico. Il dialogo si configura come un’esperienza di diversa autocomprensione: un modo rinnovato di comprendere se stessi, la propria rivelazione e la propria tradizione, capace di generare pensieri e pratiche ospitali senza alimentare identità escludenti. Il dialogo macro-ecumenico può così contribuire alla gestione dei conflitti, concorrere alla costruzione e alla custodia della casa comune, sostenere la libertà religiosa come spazio inclusivo e la laicità come luogo di valorizzazione delle differenze.
(autore: Marco Dal Corso)
Indice del n. 59 (1/2026)
