È stato detto che l’etica cristiana non ha più nessuna utilità, o perché si riduce a un’etica dell’intenzione che non si fa carico delle azioni e dei loro effetti oppure perché impregnata di legalismo e precettistica che non lascia spazio alla responsabilità per­sonale. L’articolo intende mostrare come il Vangelo secondo Matteo è una smentita di queste supposizioni. Lo stato delle cose e degli uomini, la loro storia personale e sociale è una preoccupazione costante di Matteo. Non nella loro astrazione evasiva, ma nella loro realtà: la realtà del vissuto, letto alla luce di Cristo. Una comunità cristiana che ponesse al centro se stessa e il proprio successo o si chiudesse in uno spazio di sacralità alienata non risponderebbe al volere di Cristo. Ortoprassi, dunque, e non unicamente ortodossia, ma sempre nella consapevolezza dell’unicità assoluta di Dio che ha scelto le pietre scartate per manifestare il suo progetto.

(autore: Massimo Grilli)

Indice del n. 56 (2/2024)