Integrare l’immaginazione in teologia, secondo le recenti indicazioni di papa Francesco e di alcuni teologi, può favorire anche il ripensamento dell’esperienza pandemica grazie alla potenza immaginativa dell’arte. In particolare, i grandi romanzi della peste, molti tra i quali divenuti classici, rappresentano un punto di vista privilegiato per il discorso antropologico e teologico, interessato a osservare l’umano in uno dei frangenti più destabilizzanti in cui possa trovarsi a vivere. Se la letteratura della peste è stata bussola durante il tempo della pandemia da Coronavirus, dopo può diventare fondale su cui ridisegnare una nuova teologia del possibile per tempi incerti.

(autore: Maria Nisii)

Indice del n. 54 (2/2023)