La Chiesa in Mongolia compie i suoi primi trent’anni. Una Chiesa giovanissima, in un immenso Paese ancora parzialmente sconosciuto. Ma proprio per questo la riflessione missionologica a partire dall’esperienza in Mongolia sembra particolarmente significativa. Il saggio si apre con una descrizione del mondo mongolo e della storia dell’evangelizzazione, che ha radici antiche: nelle missioni della Chiesa siro-orientale lungo la Via della seta e delle spedizioni francescane nella Cina dei Mongoli nel corso del medioevo. Il cristianesimo è stato compresso dall’espansione islamica e dal profondo radicamento del buddhismo. Nel XIX secolo la missione in Mongolia fu affidata ai missionari belgi di Scheut (CICM), che hanno fatto un eccellente lavoro, anche di carattere culturale, in condizioni assai difficili. Dopo la lunga e difficile parentesi comunista, a partire dal 1992 i missionari cattolici sono potuti ritornare ad operare in Mongolia, e nel 2002 fu creata la Prefettura apostolica, ora affidata all’autore del saggio. I cattolici sono poco più di mille, in un immenso Paese con tre milioni di abitanti. Nel frattempo la Mongolia si è ulteriormente trasformata: la Chiesa è chiamata ad un’opera di inculturazione, di dialogo, di azione sociale, ma anche e soprattutto di presenza profetica e spirituale. La coscienza di essere piccola minoranza non dovrebbe scoraggiare, ma piuttosto, come i primi apostoli, portarci al cuore del messaggio evangelico: parlare al cuore dei popoli asiatici, testimoniando la bellezza sempre sorprendente del vangelo. Solo dalla riscoperta di questa bellezza può nascere una nuova primavera missionaria.

(autore: Giorgio Marengo)

Indice del n. 52 (2/2022)