Il saggio delinea la storia della missione cattolica a Taiwan, iniziata nel 1626 con i missionari domenicani spagnoli. Dopo la loro espulsione ad opera degli olandesi, i domenicani sono tornati ad evangelizzare l’isola nel 1859, incontrando notevoli difficoltà culturali e politiche e ottenendo scarsi risultati. Dopo la Seconda guerra mondiale centinaia di missionari e migliaia di fedeli cattolici furono costretti ad abbandonare la Cina e si stabilirono a Taiwan, dando un forte sviluppo all’evangelizzazione. Per alcuni decenni questa «Chiesa cinese in esilio» fu sentita estranea dalla gran parte dei taiwanesi. Ora invece la Chiesa cattolica è fortemente legata all’isola ed è attenta alle popolazioni etniche delle montagne. La Santa Sede ha una nunziatura a Taiwan, e i cattolici in Taiwan sono liberi e in dialogo con credenti di altre religioni. Su invito di Giovanni Paolo II la Chiesa ha svolto il ruolo di Chiesa-ponte verso la Cina, missione che ora risulta molto difficile a causa degli sviluppi politici nel continente. La sfida della multiculturalità, della multi religiosità, della secolarizzazione, e l’irrisolto rapporto con Pechino costituiscono importanti sfide che la Chiesa cattolica di Taiwan affronta con le deboli forze di una minoranza religiosa, con apprensione per il futuro, ma senza tirarsi indietro.

(autore: Fabrizio Tosolini)

Indice del n. 52 (2/2022)