L’articolo mira a rileggere l’enciclica Fratelli tutti con uno sguardo di genere e differenza, mostrando che anche le categorie apparentemente più inclusive possono nascondere ombre di potere o legittimare forme di emarginazione dei soggetti. Per salvare la fraternità dalle ipoteche fratriarcali e per garantirle rilevanza sul piano pubblico, sono particolarmente utili le filosofie femministe più critiche verso i modelli neoliberali, perché osano proporre un’etica della cura dalla fisionomia politica. In questa prospettiva Hannah Arendt e Simone Weil offrono un apporto essenziale, suggerendo di mantenere un nucleo di estraneità in ogni discorso relazionale teso a realizzare la prossimità.

(autore: Lucia Vantini)

Indice del n. 50 (2/2021)