La filosofia del Novecento ha ripristinato la «cura» come categoria fondamentale per interpretare l’esistenza umana. L’antico mito latino di Cura mette in luce il carattere ambivalente di questa determinazione esistenziale. Essa può veicolare un profondo risentimento sociale, nei confronti di coloro che sono ritenuti pericolosi: in tal caso, la cura assume la forma del controllo e della spersonalizzazione. Ma può essere anche la cifra di un autentico sentimento di benevolenza, capace di trasformare anche l’uomo più reietto in un giusto. Quando la cura assume la forma dell’ospitalità, ha il potere di trasformare il colpevole da nemico in riconciliato. In un mondo in cui i linguaggi della violenza sono sempre più amplificati, la cura benevolente può essere la strada maestra per la mediazione dei conflitti.

(autore: Paolo Boschini)

Indice del n. 40 (II/2016)