MORINI Stefano (arcidiocesi di Ravenna-Cervia)

Il giorno del Signore: un itinerario di evangelizzazione nell’Alto Andino peruviano 

 

Primo relatore: MENIN Mario – Secondo relatore: FINI Mario
Difesa: 23 settembre 2015 – Qualifica: magna cum laude

Questa nostra ricerca ha preso spunto da un’esperienza di evangelizzazione nell’Alto Andino peruviano, durata circa 10 anni e quindi in grado di essere significativa, proprio a partire dalla celebrazione del giorno del Signore.
Il nostro punto di partenza è dunque l’esperienza, intesa chiaramente come esperienza di Chiesa, considerata come luogo teologico, a partire dalla quale abbiamo operato una riflessione teologica. Questa riflessione nasce da alcune domande: perché verso la fine del I secolo il giorno della risurrezione di Gesù viene chiamato il «giorno del Signore»? Qual è il senso teologico di questa espressione? Qual è il suo significato in merito all’evangelizzazione? A queste domande prettamente teologiche ne sono seguite altre più legate agli interlocutori dell’obiettivo pastorale di questa dissertazione che sono gli abitanti dell’Alto Andino peruviano. Si è dunque reso necessario conoscere qual è stata la prima evangelizzazione del Perù. Quali caratteristiche ha avuto. Quali sono stati gli elementi positivi e quali i negativi. Quali ripercussioni ci sono state da questo momento fondante nella breve storia del cristianesimo cattolico del Perù. E, infine, abbiamo dovuto dare anche uno sguardo al mondo culturale-antropologico dell’Alto Andino, affinché la nostra proposta pastorale potesse essere inculturata. A tutte queste domande abbiamo cercato di dare una risposta attraverso varie discipline che abbiamo ordinato con una metodologia che s’ispira al metodo adottato in America Latina dopo il concilio Vaticano II, ossia il «vedere-giudicare-agire».
Le conclusioni di questa riflessione hanno prodotto delle risposte sul piano teologico che giudichiamo giustificabili e un modello pastorale di evangelizzazione che riconsegniamo non solo alla Chiesa peruviana, ma a tutta la Chiesa. Questa proposta pastorale parte da una celebrazione del giorno del Signore nel desiderio dell’eucarestia, con elementi tipici della cultura andina. Una celebrazione comunitaria incentrata sulla parola di Dio, che dovrebbe far crescere la giustizia e la carità sia tra i membri stessi della comunità sia verso la società. Inoltre questo modello pastorale andrebbe vissuto con una prospettiva mistagogica e valorizzando la componente laicale attraverso i catechisti. Sarebbero questi infatti i protagonisti di questo itinerario con un ruolo di guida e di presidenza nella celebrazione liturgica domenicale. Crediamo infine che attraverso questa centralità del giorno del Signore si possa riscoprire pienamente la dimensione kerigmatica presente nella domenica. In questo modo il nostro circolo ermeneutico viene chiuso: siamo partiti da un’esperienza che, essendo stata illuminata dalla riflessione teologica, adesso ritorna come un nuovo itinerario d’evangelizzazione.
Ci auspichiamo che questa nostra ricerca possa offrire anche alla Chiesa italiana degli spunti di riflessione oltreché delle indicazioni pastorali davanti non solo alla penuria dei ministri ordinati, ma soprattutto al nuovo impulso missionario che, se da un lato è richiesto dall’attuale pontefice, dall’altro è soprattutto l’essenza stessa della Chiesa. Una Chiesa o è missionaria o non è.

 

Indice del n. 39 (I/2016)