La posizione dell’apostolo Paolo nei riguardi della Legge si colloca all’interno di un universo di pensiero che ha un’evidente origine post-pasquale. Il presente contributo comincia con il precisare le motivazioni della critica paolina alla Legge, procede con l’esaminare il corrispondente concetto di libertà e conclude con il paradosso delle costrizioni proprie di questa libertà. Il ridimensionamento che san Paolo opera della Legge ha un fondamento cristologico: lo spazio vuoto lasciato dalla Torah è totalmente e fermamente occupato da Gesù Cristo, che ha sottratto il cristiano dalla schiavitù della soggezione alla Legge e agli elementi del mondo. La libertà cristiana precede l’obbligazione e si definisce positivamente come un bene acquisito che tocca il fondo ontologico di ogni battezzato e pone in essere un uomo nuovo e dinamico comandato dal principio interno dello Spirito di Dio. Lungi dall’essere l’abrogazione di ogni legge, la libertà cristiana sottostà, tuttavia, paradossalmente, a un’unica, ineliminabile, costrizione: quella dell’amore.

(autore: Romano Penna)

Indice del n. 38 (II/2015)