I papi, dal concilio a oggi, nell’esporre il rapporto tra cristologia e antropologia alla luce di GS 22, sembrano proporre modelli interpretativi differenti. Per Paolo VI Cristo è la perfezione dell’umano, perché compie le intime attese dell’umanità. Per Giovanni Paolo II Cristo è la risposta definitiva alle aspettative umane, attraverso il dono d’amore che egli gli rivela. Per Benedetto XVI Cristo è la novità dell’humanum, in quanto eccede di gran lunga ogni umano desiderio di realizzazione. La ragione di queste differenze sta nel fatto che ogni papa ha prediletto una delle tre definizioni che GS 22 offre per illustrare il rapporto tra cristologia e antropologia: «Cristo, uomo perfetto», «Cristo, Adamo definitivo», «Cristo, uomo nuovo». Per cogliere in pienezza il mistero dell’uomo e il rapporto tra la Chiesa e il mondo occorre integrare questi tre modelli, come fa GS 22.

(autore: Federico Badiali)

Indice del n. 38 (II/2015)