Il Convegno Il tutto nei frammenti. Fecondità del Cristianesimo tra teologia filosofia e storia tenutosi il 3-4 dicembre 2008 è stata l’occasione per un approccio interdisciplinare a diversi temi riguardanti la fede cristiana sui quali in particolare il dipartimento di Storia della teologia si era concentrato nell’ultimo triennio con una serie di incontri, conferenze e tavole rotonde.
Con il Convegno, la Facoltà si è voluta innanzitutto soffermare sul tema della «storia» e sulla decisività che tale tema comporta per la fede cristiana. In questo anno paolino basterebbe ricordare quanto dice l’Apostolo allorché afferma: «Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati […] tutti mangiarono […] tutti bevvero […] Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque […] Ora ciò avvenne come esempio per noi (cf. 1Cor 10,1-6)».
La mattina del 3 dicembre, introdotti dal preside, il professor Paolo Prodi, di Bologna («La storia umana come luogo teologico»), ci ha aiutato a cogliere l’importanza della riflessione sulla storia compiutasi nel XVI secolo per l’approccio odierno, mentre il teologo Peter Walter, di Freiburg i.B. («Il “peso” della storia per la teologia»), ci ha condotto a misurare l’importanza di avere un approccio teologico «relativo» all’epoca in cui i dati in esame si situano senza nondimeno adottare metodologie «relativizzanti». Dopo le relazioni, gli interventi programmati dei professori Daniele Gianotti, Fabrizio Mandreoli e Massimo Nardello hanno consentito al pubblico, un centinaio di persone, di rimanere sulle tematiche proposte dai relatori facendone oggetto di comune riflessione. Un buffet, offerto dalla Facoltà a tutti i convenuti, è stato quindi l’occasione di scambi più semplici e familiari.
La sessione pomeridiana, tenutasi presso il dipartimento di Arti visive dell’Università di Bologna, ha riguardato l’arte, sia dal punto di vista architettonico sia, soprattutto, dal punto di vista figurativo, prendendo in considerazione le problematiche inerenti la fede e la rappresentazione artistica dei suoi contenuti. Gerhard Larcher, di Graz («Arte e spiritualità. Configurazioni del religioso nella modernità»), ha presentato nuovi tentativi di esprimere la fede cristiana e il sentimento religioso in recenti approcci artistici di età contemporanea, laddove Vera Fortunati, docente all’Alma Mater («L’iconografia dell’arte cristiana nel sistema globale delle immagini»), ha ripercorso il periodo della Riforma, della Controriforma e dei secoli successivi attraverso le espressioni artistiche che sono state testimoni di lacerazioni o tensioni ecclesiali. I professori Francesco Pieri, Alessandra Rizzi e Dario Trento hanno suggerito ai relatori alcune questioni, avviando così un dibattito per il gradimento dei presenti, cultori di arte e teologia di provenienza variegata.
A coronamento dell’approccio artistico non poteva mancare il concerto serale, tenutosi presso la sala Bossi del Conservatorio «G.B. Martini» di Bologna (gratuitamente concessa dal Comune di Bologna che ha patrocinato il concerto) nel centenario di nascita di O. Messiaen (1908-1992). Con un’acuta introduzione di mons. Pierangelo Sequeri, si sono contestualmente ripercorsi alcuni suoi brani musicali dalla Vision de l’Amen, intervallati da brani di G. Petrassi (Beatitudines) e A. Pärt (Stabat Mater).
L’ultima sessione del convegno si è tenuta nella mattinata del 4 dicembre nella zona universitaria, presso l’aula magna di San Sigismondo – già sede storica dell’Istituto superiore di Scienze religiose «Santi Vitale e Agricola» – con la ripresa del tema della storia nei suoi rapporti con la Parola. Daniele Garrone, della Facoltà teologica valdese in Roma («La storia nella Bibbia. Considerazioni teologiche e antropologiche a partire dalla Bibbia ebraica») ha mostrato l’impossibilità di scindere la rivelazione dalla storia di cui il testo biblico è eco letteraria; Guglielmo Forni Rosa, filosofo dell’Alma Mater («Rivelazione e storia nella cultura modernista»), ha soppesato gli estremi del problema postosi con il modernismo nella tensione tra conoscenza storica e conoscenza di fede. I professori Davide Righi, Giuseppe Scimè e Marco Settembrini hanno dunque reagito alle due relazioni, aiutando, ciascuno con le proprie competenze, a non «raffreddare» l’interesse dell’aula inaugurata per l’occasione dopo un restauro pluriennale.
Il prof. Boschini, coordinatore dimissionario del dipartimento, si è lanciato in un’accorata conclusione, esaltando l’interdisciplinarietà dell’iniziativa (con il coinvolgimento di professori dell’Università di Bologna), la voluta attenzione ecumenica della riflessione (con la presenza del prof. Garrone) e la voluta itineranza della sede del Convegno (in ben 4 sedi). Quest’ultima voleva rappresentare simbolicamente la situazione dei teologi, coloro che, parafrasando sant’Agostino, dopo avere trovato Cristo si rimettono in cammino per cercarlo ancora e, parafrasando san Tommaso, pur avendo nella sacra doctrina la «scientia Dei et beatorum» sanno di essere, finché sono in questa vita, dei viatores.

(Autore: Davide Righi)

Indice del n.25 (I/2009)