S’intende con questa nota segnalare il rilievo della dimensione canonica del testo biblico per l’indagine esegetica, non solo da un punto di vista strettamente metodologico, ma per lo statuto stesso del testo nel contesto culturale in cui si colloca storicamente, e per le comunità che lo considerano canonico: Israele e la Chiesa, nelle loro articolazioni. L’attenzione alla natura canonica del testo biblico s’impone negli ultimi decenni del Novecento in seguito a una certa crisi della ricerca storica sui testi e sui documenti dell’antichità, sempre più consapevole da un lato dei limiti che inevitabilmente incontra uno scavo a oltranza, e dall’altro della particolare condizione dei testi che hanno trovato a un certo punto una forma definitiva giunta fino a noi. Si possono considerare allora due ambiti fondamentali per una ricerca di questo tipo: (a) la lunga durata della canonicità del testo, i cui criteri di funzionalità si riscontrano già in alcuni luoghi dello stesso corpus canonico (e qui si presenta il caso di Nehemia 8 per la Bibbia Ebraica e di Luca 24 per la Bibbia Cristiana, ovvero per l’insieme Antico-Nuovo Testamento); (b) la relazione fra testo e comunità di riferimento, che si pone originariamente in termini chiari e distinti sia per Israele che per la Chiesa, ma che nel corso del tempo si modifica e può mettere in discussione la permanenza stessa del testo canonico.

(Autore: Gian Domenico Cova)

Indice del n.17 (I/2005)