Vengono passati in rassegna film che hanno in qualche misura segnato l’approccio con l’argomento della sofferenza e della morte da parte di un numero sufficientemente rilevante di spettatori oppure film, che pur non toccando vertici d’affluenza in sala ma lavorando su quel pubblico che poi fa tendenza, hanno riverberato le proprie tesi in altre forme di comunicazione. Come data di partenza per la disamina vien scelta non a caso quella dell’attentato alle Twin Towers di New York, perché da allora la percezione della fragilità dinanzi alla morte, che si era riusciti fino ad allora a negare a se stessi, diviene simbolica dello stato d’animo di un’America che si pensava invulnerabile. Ma diviene anche rappresentazione dell’uomo contemporaneo che sublima la morte o cerca di rimuoverla dal proprio orizzonte, mentre essa sempre più intensamente si presenta dietro lo spioncino del suo televisore quotidiano come anestetico: più sofferenza e morte si mostrano sullo schermo più diventano «altrui», condivisibili solo emotivamente e per un tempo limitato. Vediamo allora rappresentata la sofferenza propria della crescita e la morte che come spettacolo viene narrata, osservata fino all’estremo narrativo e coreografico e infine il tema della morte come tormento profondo.

(Autore: Giancarlo Zappoli)

Indice del n.19 (I/2006)