L’articolo di Andrea Grillo parte dalla constatazione di un rischio attuale, il rischio di servirsi – nel post-Concilio – di riti nuovi, ma con atteggiamenti vecchi, mentre la condizione di Lercaro era quella di chi ha a che fare con riti vecchi, che cercava di rileggere e rivivere con atteggiamenti nuovi. La domanda a cui l’opera lercariana cercava di rispondere era: che ruolo hanno i riti nel costituirsi della esperienza di fede ecclesiale? domanda alla quale Lercaro cercò di rispondere sia spiegando al popolo di Dio il perché celebrare sia anche suggerendo il che cosa celebrare: per lui la liturgia era all’origine dell’esperienza ecclesiale della comunione e all’origine di ogni significativa esperienza spirituale. Ciò in senso contrario a ciò che la liturgia era divenuta alla fine del XIX e agli inizi del XX secolo. L’autore propone inoltre una periodizzazione singolare: un primo periodo anteriore alla Mediator Dei caratterizzato da un risveglio di attenzione sulla liturgia e sulla partecipazione dei fedeli, un secondo periodo che va dalla Mediator Dei al compiersi della riforma dei rituali (1988) che vede spostarsi l’attenzione dal rinnovamento liturgico al rinnovamento dei rituali, e una terza fase successiva fino al presente nella quale è assolutamente necessario recuperare lo spirito del primo periodo, per accostare i riti nuovi con mentalità nuova. Considera inoltre un tentativo di partecipazione attiva dei fedeli parallelo a Lercaro, quello di Pius Parsch.

(Autore: Andrea Grillo)

Indice del n.18 (II/2005)