Quando una malattia grave irrompe nella vita assai spesso travolge con impeto tante certezze. Una situazione di sofferenza può allora colmare d’interrogativi la propria progettualità e rivelare i volti della propria umanità ferita, ma può anche aiutare a mettere a fuoco un nucleo di verità che, se integrate positivamente, ispirano a vivere meglio e a dare un senso diverso all’esistenza. La malattia può divenire occasione per fare pace con i propri limiti, per riconoscere la verità e la necessità di una sana interdipendenza e per aprirsi a una realtà più grande di sé nell’incontro con Dio. Così se l’uomo non è libero di scegliere la malattia è maggiormente libero di fare proprio un determinato atteggiamento dinanzi a essa. Scoprire il medico che alberga entro di sé significa portare alla luce quel bagaglio di valori e potenzialità, che aiutano a guardare alle cose con occhi diversi. L’incertezza che avvolge il proprio futuro diventa allora occasione per consolidare quei legami e quel Legame che danno scopo al proprio esistere. Chi porta alla luce il medico che ha dentro, ridimensiona lo spazio di ciò che lo limita e lo demoralizza, per espandere l’orizzonte di ciò che vive. Coloro che accompagnano i malati possono contribuire all’assunzione di atteggiamenti costruttivi attraverso una presenza umana, rispettosa ed empatica, che promuova l’introspezione e porti alla luce le risorse interiori del malato.

(Autore: Arnaldo Pangrazzi)

Indice del n.19 (I/2006)