Un primo fondamentale apporto che viene dal libro di M. Marcheselli (Avete qualcosa da mangiare? Un pasto, il Risorto, la comunità) consiste nell’aver efficacemente precisato l’intenzione redazionale di Gv 21 come volontà di attualizzare il proprio patrimonio, ripensando la tradizione giovannea, e di prestare un’attenzione piena di rispetto al patrimonio altrui, integrando altre tradizioni cristiane: l’autore di Gv 21 appare così un maestro capace di parlare anche all’oggi ecclesiale dove la dialettica identitario/dialogico diventa a volte conflitto. Un secondo pregio del volume è la lettura unitaria di Gv 21, sullo sfondo di un’attenzione costante alla parte precedente del Vangelo, operata soprattutto attraverso l’identificazione del genere letterario della «manifestazione». Il nodo teologico più rilevante va probabilmente individuato nell’identificazione di un nesso originario e inscindibile tra missione e pasto eucaristico. La missione della Chiesa e il dono pasquale del Risorto sono simboleggiati entrambi nello stesso pasto, ma da un diverso tipo di pesce: quello che il Risorto prepara da solo è la sua pasqua; il pesce pescato dai discepoli – ed aggiunto per volere di Gesù – è il frutto della missione della Chiesa, che si manifesta così come comunitа del Risorto perché ha al centro i segni di lui e perché capace di missione.

 

(Autore: Ermenegildo Manicardi)

Indice del n.22 (II/2007)