L’intervento è organizzato in una introduzione in cui viene sottolineata la centralità del documento per la comprensione e l’ermeneutica dell’intero concilio, oltre che in due capitoli. Il primo di essi fissa i punti qualificanti di Lumen gentium in questo binomio: un’ecclesiologia misterico-cristologica, di forte impronta biblico-patristica; un’ecclesiologia di comunione, che attinge particolarmente alla dimensione eucaristica e alla riscoperta della Chiesa particolare. Il secondo capitolo riguarda i temi che meritano di esser ripresi a cinquant’anni dalla promulgazione. Tra essi spicca la Chiesa «popolo di Dio», come soggetto di pastori e popolo insieme. A seguito di ciò è proposto il rilancio della categoria del sensus fidelium, come conspiratio tra fedeli e pastori, circolarità tra sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale, partecipazione del popolo di Dio alla funzione profetica di Cristo, al di là di ogni fuorviante polarizzazione tra carisma e istituzione. In terzo luogo è prospettato il tema della «collegialità episcopale», nel tentativo di dare una fondazione teologica più solida alla realtà delle Conferenze episcopali nazionali e regionali. Infine è richiamato il modello della «Chiesa povera dei poveri», una delle intuizioni più forti del concilio, volta a riconoscere nella povertà il modo d’essere essenziale della Chiesa

 

Indice del n. 37 (I/2015)