PILUTTI Renato (arcidiocesi di Udine)

L’eros come struttura ermeneutica per la comprensione del senso.
Persistenza di temi platonici nell’ermeneutica filosofica e teologica
moderna e contemporanea

 

Primo relatore: BOSCHINI Paolo – Secondo relatore: VELLANI Ilaria
Difesa: 11 novembre 2014 – Qualifica: magna cum laude

Il «progetto di tesi» parte dall’ermeneutica origeniana sul tema dell’«Eros come struttura ermeneutica per la comprensione del senso», dalla lezione platonica del Simposio, e procede fino a Paul Ricoeur. Origene è considerato sotto il profilo esegetico-ermeneutico, dove sono presenti importanti «tracce platoniche», in opere di carattere teoretico ed esegetico, come il De Principiis, il Commentario e le Omelie sul Cantico dei cantici.

Nei primi due capitoli, la ricerca affronta la prospettiva teoretica, traendo spunto dal lavoro esegetico-ermeneutico di Origene.
Nei successivi cinque capitoli, si è istruito un «caso di studio sull’eros biblico» per cercar di fondare sul tema dell’eros un’ermeneutica del senso, a partire dal lavoro origeniano sul Cantico dei cantici.
In quest’ambito, desiderio e mancanza, presenza e assenza sono le strutture fondamentali dell’eros come struttura ermeneutica, dinamica inesauribile che, se in Platone si configura come spinta, pulsione e tensione, in ambito cristiano trova la sua sintesi nel dinamismo delle relazioni intra-trinitarie, dove si attua l’erotica più sublime in Dio stesso. Per Origene Eros non è «mito» attivo, ma spirito e fuoco, in cui l’anima umana è elevata, più che spinta dal desiderio di Dio. Il testo letterario, per Origene, è caratterizzato da limiti, come il defectus litterae, cosicché bisogna privilegiare il «modello di ricerca zetetico», o della ricerca per accumulo di interpretazioni.
Il percorso si avvicina alla modernità, partendo da Schleiermacher. Per questi, il «circolo ermeneutico» e l’Einfühlung (intuizione, divinazione) permettono l’interpretazione e la comprensione. Per Ricoeur l’atto del comprendere è un comprender-si davanti al testo, accettando di esaminare la propria archeologia spirituale (psicanalisi): in questo agire del testo avviene un’attività poietica, costruttiva e ricostruttiva del senso, fino a restituire una sorta di ossimoro: la verità metaforica. Un Eros come agapē (dilectio e caritas), supera d’un tratto la distanza tra la grammatica linguistica greco-platonica e quella biblico-evangelica. Origene propone l’amore come dimensione divina manifesta fin dalla creazione. In questo modo l’Alessandrino pone le basi per una vera «erotica cristiana», come prima di lui nessuno seppe fare.
Su questo terreno ermeneutico, Ricoeur incontra Origene, e con lui dialoga, condividendo che il tema erotico, inteso nel senso più ampio, sia il percorso per condurre l’uomo verso il senso e una via di elevazione dell’anima a Dio, una via anagogica, tramite un misticismo profondo e fiducioso.

Indice del n. 37 (I/2015)