Il 50° anniversario della Lumen gentium (promulgata il 21 novembre 1964) arriva in un momento quanto mai significativo per la vita e la missione della Chiesa. A mezzo secolo dal Vaticano II, la rinuncia al ministero petrino di Benedetto XVI (annunciata l’11 febbraio 2013 ed effettiva dal 28 dello stesso mese) e la successiva elezione – il 13 marzo 2013 – a vescovo di Roma di Francesco, il gesuita Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, hanno avuto un impatto profondo nella vita della Chiesa cattolica e hanno aperto la via a un modo nuovo di rapportarsi al concilio di mezzo secolo fa e al suo insegnamento ecclesiologico.
È ben noto che Joseph Ratzinger è stato, come peritus, uno degli artefici del Vaticano II, e, in particolare, di alcuni dei passaggi più delicati della Lumen gentium; ed è altresì noto il rapporto complesso e delicato del suo pensiero teologico e della sua azione – specialmente in quanto prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e poi negli anni del suo pontificato (2005-2013) –, con l’eredità conciliare.
È fuori dubbio, in ogni caso, il giudizio positivo che Benedetto XVI ha dato sul Vaticano II come impulso determinante per un autentico rinnovamento della Chiesa (cf. Allocuzione al clero romano, 14 febbraio 2013); ed è fuori discussione la portata autenticamente riformatrice, e profondamente «conciliare», della sua rinuncia, atto umile e coraggioso, com’è stato più volte notato, la cui «storia di effetti» stiamo appena incominciando a vedere.
Jorge Mario Bergoglio, da parte sua, è il primo papa «postconciliare»: volendo indicare, con questo aggettivo, la sua pacifica adesione – non particolarmente tormentata dalle dispute su continuità o discontinuità, o dal «conflitto delle ermeneutiche» – a ciò che il Vaticano II ha dato alla Chiesa in questi decenni: il rinnovamento liturgico; la centralità della parola di Dio ascoltata e poi «dispensata» anzitutto nella predicazione; la visione di Chiesa come popolo di Dio peregrinante nella storia; il ministero pastorale vissuto in forte contatto quotidiano con la comunità dei fedeli; la percezione del carattere irrinunciabile del dialogo nelle sue varie declinazioni…
Proprio a motivo di questa sua adesione tranquilla, e senza tentennamenti, agli orientamenti che il concilio di Giovanni XXIII e Paolo VI ha impresso alla Chiesa, papa Francesco ha potuto anche richiamare, con la stessa tranquilla audacia, le molte cose che ancora fanno difetto, rispetto a una piena attuazione del Vaticano II: a cominciare dalla ripresa di quel decisivo impulso missionario che pure appartiene al concilio non meno del dinamismo di comunione nel quale si è voluto riassumere l’insieme dell’ecclesiologia conciliare.
A partire di qui, molti aspetti del «cantiere ecclesiologico» conciliare ritornano al centro dell’interesse: il rapporto tra collegialità e primato e l’individuazione di nuove forme di esercizio del «ministero petrino»; la ricerca di forme di sinodalità e il rapporto tra «centro» e «periferia», in senso tanto ecclesiologico quanto più ampiamente sociale e culturale; il rinnovamento del ministero pastorale; la vocazione e missione dei laici; la questione di una «Chiesa povera e dei poveri»; la «gerarchia delle verità» in funzione di un annuncio e testimonianza ricentrate radicalmente sul Vangelo…
Sono solo alcuni esempi; ma aiutano a capire che riprendere in mano la Lumen gentium, come pure gli altri documenti del concilio, è oggi più che mai un’operazione impegnativa e promettente insieme, non certo riducibile alla mera curiosità per una storia che sarebbe, ormai, irrimediabilmente superata.
La nostra rivista si propone di farlo esplorando alcuni aspetti della ricezione del de Ecclesia, con un insieme di contributi distribuiti sui due fascicoli di questo anno 2014. In questo fascicolo, una prima esplorazione prende in esame i documenti conciliari, e in particolare Lumen gentium, sotto il profilo retorico: un approccio ormai ben approfondito, ma suscettibile di dare ancora nuovi frutti nella ricezione teologica e pratica del de Ecclesia (D. Gianotti). Un secondo contributo indaga sul modo in cui la riflessione sistematica sulla Chiesa, in particolare in alcuni «manuali» recenti di ecclesiologia, si appropri creativamente dell’insegnamento conciliare (M. Nardello); mentre il saggio di V. Maraldi esplora le vicende dell’espressione Ecclesia universalis nella riflessione teologica recente, indicando nella riflessione sul rapporto Spirito-Chiesa una via di chiarificazione e approfondimento per una problematica che ha suscitato molti dibattiti.
Il secondo fascicolo dell’annata esplorerà la ricezione della Lumen gentium in prospettiva ecumenica, nell’orizzonte della teologia della missione, a proposito della questione mariologica e, infine, in rapporto con la teologia dell’evangelizzazione, vero caposaldo del lavoro teologico della Facoltà teologica dell’Emilia Romagna.

(autore: Daniele Gianotti) 

Indice del n. 35 (I/2014)