A partire dalla riforma gregoriana, la tradizione liturgica romana è diventata, soprattutto nel periodo carolingio, la forma tipica della liturgia occidentale pur potendo annoverare variazioni di rilievo già nell’alto medioevo. Nel XIII secolo, con la riforma operata dalla Curia romana, si andarono affermando tre nuovi libri liturgici (Messale, Pontificale e Breviario) che concentravano la tradizione eucologica e rituale della Chiesa di Roma nell’operato dei ministri ordinati e dei chierici. La Controriforma cattolica puntò, grazie alla stampa, sull’unificazione e l’uniformazione dei libri liturgici, per raggiungere una prassi uniforme e diffusa nel clero. Con il Vaticano II, che invoca nuovamente un coinvolgimento attivo dei fedeli, il clero continua a giocare un ruolo importante senza però essere più al centro né il diretto responsabile della prassi liturgica che, con l’avanzare della rivoluzione digitale e la diffusione di nuovi mezzi di trasmissione del sapere, dovrà anche necessariamente orientarsi a un cambiamento in ordine a tipologia e fruibilità dei libri liturgici in edizione tipica, in latino e nelle lingue nazionali.

(Autore: Davide Righi)

Indice del n.34 (II/2013)