La trasformazione della corporeità nell’epoca della razionalizzazione, prevista da Weber circa un secolo fa, ha intrapreso strade, nella cultura tardo-moderna, allora imprevedibili. Il corpo è il luogo di nuove architetture umane che rispondono a istanze di visibilità individuale e di conformazione a standard sociali interiorizzati dagli individui. D’altra parte, si aprono spazi di libertà grazie allo sviluppo di una cultura ludico-sportiva che intende il corpo non come una vetrina del sé, ma come il luogo in cui cercare risposte a nuovi bisogni di relazioni sociali. Il linguaggio della pubblicità, tristemente noto per aver saccheggiato il corpo femminile e maschile, esprime segnali di un cambiamento culturale che interpreta la corporeità andando oltre la mera cura di sé: come luogo privilegiato dell’incontro con l’altro.

(Autore: Paolo Boschini)

Indice del n.34 (II/2013)