Negli anni Venti e Trenta, la discussione sul pensiero religioso di Rousseau ci fornisce analisi molto interessanti, che spesso oggi sono state dimenticate. Nell’attuale infuriare di convegni per festeggiare il centenario della nascita (28 giugno 1712), si privilegia il pensiero politico o pedagogico, e si trascura quello religioso, che pure, nel bene o nel male, ha avuto la sua influenza. Si evidenziano gli articoli di Jacques Maritain sulla Revue universelle (vicina all’Action française) e sulla rivista dei domenicani di Lovanio (1921), articoli che sfociano nel libro del 1925, Trois Réformateurs. Luther, Descartes, Rousseau; inoltre testi di Cassirer, Auerbach, Barth, per non citare che gli autori più conosciuti. Per Karl Barth (La teologia protestante nel XIX secolo) l’insistenza di Rousseau sulla dimensione personale, sull’Io, sull’interiorità del soggetto, apre quella che si chiamerà in seguito la svolta antropologica della teologia (Schleiermacher, Discorsi sulla religione, 1799). Cassirer (Il problema J.-J. Rousseau, 1932) ha dato dei risultati che si possono considerare definitivi sul problema della teodicea, che ha occupato Rousseau specialmente nella sua risposta a Voltaire (Lettre sur la Providence, 1756) e poi nelle Confessioni.

(autore: Guglielmo Forni Rosa)

Indice del n. 33 (I/2013)