Il 21 aprile 1957, Pio XII pubblicava l’enciclica missionaria Fidei donum. Il contesto in cui si inseriva era quello di un mondo segnato dall’irruzione della modernità. La cristianità necessitava di una riformulazione dei rapporti tra le diverse componenti ecclesiali e di un ripensamento della stessa identità teologica della Chiesa. Pio XII riteneva di poter affrontare le sfide del tempo accentuando un’apertura universale e missionaria della Chiesa contro l’isolamento e le forme di egoismo collettivo con un impegno rivolto anche a Chiese più bisognose di sostegno come quelle dell’Africa. Da allora il termine Fidei donum resterà a marcare una consapevolezza ben più ampia e profonda di quella iniziale che ci porta oggi a considerare la vitalità e il futuro del cristianesimo come un problema missiologico a fronte di un paganesimo moderno e di un nichilismo dei valori. Una rinnovata consapevolezza delle Chiese europee deve portare a offrire un percorso credibile a chi crede, significativo per chi non crede e importante per l’Europa ma anche per l’intera Chiesa di domani. Ne scaturisce una valorizzazione dei compiti storici della Chiesa e, in particolare, di quelli missionari.

(Autore: Gianni Colzani)

Indice del n.23 (I/2008)