La comunione sacramentale è comprensibile in pienezza solo alla luce dell’epiclesi. Nella preghiera eucaristica il termine «corpo» ricorre, prima, in riferimento al «corpus mysticum quod est Sacramentum», quindi, al «corpus Christi quod est Ecclesia». Il termine ultimo della celebrazione eucaristica è infatti il «corpo ecclesiale», nel quale veniamo «transustanziati» in forza della comunione agli elementi «transustanziati» nel «corpo sacramentale». Il racconto istituzionale e l’epiclesi costituiscono i due centri dinamici della preghiera eucaristica, provvisti entrambi di efficacia consacratoria a un tempo assoluta e complementare. La questione dell’epiclesi, se impostata alla luce del magistero della lex orandi, lungi dal presentarsi come elemento di discordia, si rivela un provvidenziale ponte ecumenico tra Oriente e Occidente.

(Autore: Cesare Giraudo)

Indice del n.34 (II/2013)