Il 4 dicembre 2013 ricorrono cinquant’anni dall’approvazione della costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum concilium da parte dell’assise conciliare del Vaticano II. È perciò d’obbligo fornire ai lettori una serie di riflessioni a essa inerenti.
L’articolo di F. Mandreoli e L. Daolio, «Per una “Chiesa eucaristica”. Giuseppe Dossetti legge Sacrosanctum concilium», presenta la riflessione – teologica, ecclesiologica e liturgica in particolare – del fondatore della Piccola famiglia dell’Annunziata, che tanto operò al fianco del card. G. Lercaro sia ai tempi del concilio che negli anni immediatamente successivi. La lezione tenuta da Dossetti, negli ultimi giorni del 1965, che il contributo ripercorre, costituisce un’importante riflessione su alcune categorie di pensiero decisive per interpretare la costituzione sulla liturgia in prospettiva di storia della salvezza, di avvenimento di salvezza, nonché di ecclesiologia di matrice eucaristica e di riflessione capace di compenetrare il mistero della Chiesa e la categoria di sacramentalità nella liturgia.
R. Nuvoli, neodottore presso la Pontificia università salesiana, sintetizza nel suo articolo la propria ricerca teologica confluita nella tesi di Licenza in teologia difesa nell’anno 2008 presso la Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna. L’autore evidenzia il cammino che la denominazione «anno liturgico» compie dalla fortunata rivista promossa da Guéranger nel XIX secolo a Sacrosanctum concilium che la assume; mostra poi la pregnanza teologica che l’espressione aveva nella riflessione del teologo francese (cioè la necessaria unità tra liturgia, spiritualità del cristiano e vita della Chiesa) ed evidenzia come il progressivo lavoro della commissione abbia posto le premesse per un restringimento semantico del termine che sta alla base del disagio che la riflessione teologica contemporanea – in particolare nella manualistica – mostra verso la denominazione «anno liturgico».
Il contributo di D. Righi cerca di riflettere sulla riforma del Vaticano II considerando alcuni aspetti delle riforme liturgiche che si sono succedute nella storia della Chiesa cattolica romana, dalla riforma gregoriana – che promosse in particolare la partecipazione attiva dei fedeli – alla riforma tridentina, che portò alla fissazione dei testi liturgici in ordine ad una necessaria uniformazione della prassi del clero. L’articolo prende quindi in esame le caratteristiche della riforma del Vaticano II, per tentare di riconsiderare, alla luce di Sacrosanctum concilium, la partecipazione attiva, la questione dei libri liturgici e dell’uniformità linguistica.
Con tali articoli ci auspichiamo di offrire un contributo alla riflessione teologica e all’aggiornamento di tutti i nostri lettori.

(Autore: Davide Righi)

Indice del n.34 (II/2013)