Il bustese Stefano Bonsignore (1738-1826) fu vescovo di Faenza e patriarca di Venezia per volontà di Napoleone. Sacerdote membro della Congregazione degli Oblati dei SS. Ambrogio e Carlo, per molti anni si dedicò al ministero pastorale attivo: predicazione e insegnamento. Una volta entrati i francesi a Milano, nel maggio del 1796, Bonsignore seguì come stretto collaboratore l’esempio dell’arcivescovo Visconti e aderì anch’egli al nuovo regime. La sua fedeltà a Napoleone fu premiata a più riprese, fino all’episcopato (1806). Pio VII approvò la sua nomina a vescovo di Faenza nel 1807 ma non quella a patriarca di Venezia del 1811. Il vescovo Stefano Bonsignore dopo la caduta di Napoleone dovette lasciare Venezia e ritrattare i suoi errori. La sua umiliante ritrattazione pubblica e generale «ai piedi» del papa per i gravi «tradimenti» e per il grande scandalo recato al popolo di Dio convinse Pio VII del suo sincero pentimento e, dopo un anno di sospensione, poté tornare a fare il vescovo di Faenza.

(Autore: Maurizio Tagliaferri)

Indice del n.28 (II/2010)