Il turismo religioso costituisce uno dei fenomeni sociali che caratterizzano la società post-secolare. Va letto come «segno dei tempi», a partire dal quale la comunità cristiana è invitata a rinnovare la sua mistagogia e soprattutto l’annuncio di fede ai lontani. Lo spazio sacro è il luogo fisico dove nasce questo nuovo modo di trasmettere la fede. La teologia dello spazio sacro permette un fecondo dialogo fra le scienze umane e il dato di fede. Velo di Mosè, Tenda del convegno, Tempio di Gerusalemme, corpo di Cristo, popolo di Dio, lo spazio sacro si scopre anche come segno della Terra promessa, chiave di lettura della creazione. Nella tradizione cristiana questa «teologia in pietra» che è l’edificio ecclesiale si arricchisce progressivamente di ulteriori significati: l’aula del processo, il pellegrinaggio verso Oriente, l’unione fra cielo e terra. L’Anastasis di San Salvatore in Chora (Istanbul) è analizzata nell’ultima parte dell’articolo come un esempio di nuove prospettive teologiche provocate dall’arte figurativa, quella metà dimenticata delle tradizione teologica.

(Autore: Jean Paul Hernández)

Indice del n.28 (II/2010)