L’articolo cerca di rileggere alcune tematiche teologiche del De locis theologicis di Melchor Cano, una tra le più importanti opere di metodologia teologica del periodo post tridentino e di mostrare come il metodo del maestro di Salamanca, una volta interpretato sui «tempi lunghi» della prima età moderna, possa risultare orientativo e ispirativo per l’oggi.  Orinetativo: nella sua capacità di tenere presente l’unità del discorso teologico senza sacrificare le singole attestazioni della tradizione cristiana, nella possibilità di comprendere la tradizione in senso largo e storicamente adegiato, nel valorizzare la Chiesa in quanto comunità credente, nella custodia della preminenza normativa della Scrittura e delle tradizioni aposoliche. Ispirativo: bella possibile ricomprensione di alcuni luoghi teologici fondamentali, nella capacità di fondare un’adeguata attenzione alla storia come «luogo dei luoghi» della teologia, della tradizione e della Chiesa, nella possibilità di custodire le istanze dell’unità con quelle della pluralità e della comunione.

(Autore: Fabrizio Mandreoli)

Indice del n.28 (II/2010)