L’uomo Gesù è in due modi «figlio di Dio»: abbozzo di teologia lucana della fratellanza a partire dal racconto del battesimo (Lc 3,21-38) [291-310]

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Creato Venerdì, 19 Marzo 2021 Ultima modifica il Venerdì, 19 Marzo 2021 Data pubblicazione

 

Quale intenzionalità soggiace al fatto che il Vangelo di Luca presenti a distanza di pochi versetti una duplice affermazione che Gesù è «figlio di Dio»? La figliolanza divina di Gesù è proclamata dapprima dalla voce dal cielo in 3,22 e poi dalla voce narrante in 3,38. La risposta a questa domanda esige anzitutto che si riconosca che il racconto del battesimo di Gesù, con la successiva discesa dello Spirito su di lui (3,21-22), e la genealogia ascendente che risale fino a Adamo e infine a Dio stesso (3,23-38) formano una composizione unitaria dal punto di vista redazionale e rappresentano quello che per Luca è – in senso tecnico – l’archē, l’inizio della vicenda di Gesù raccontata nell’insieme del vangelo. Lo studio di Lc 3,21-38 come testo unificato consente di cogliere un tratto fondamentale della concezione lucana della fratellanza: l’uomo Gesù è fratello di quanti, come lui, sono battezzati nello Spirito e di quanti discendono come lui da Adamo.

(autore: Maurizio Marcheselli)

Indice del n. 48 (2/2020)