Dissertazione dottorale a.a. 2013/2014 [518-519]

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BALOCCO Francesca (suore Dorotee di S. Paola Frassinetti)

 

Ouvertures.
Prospettive di esegesi esistenziale nell’opera di Paul Beauchamp

 

Primo relatore: LARCHER Gerhard – Secondo relatore: COVA Gian Domenico
Difesa: 31 maggio 2014 – Qualifica: summa cum laude

 

La dissertazione, che prende avvio dall’opera dell’esegeta francese P. Beauchamp sj, presenta un possibile percorso verso la comprensione di ciò che è stata definita esegesi esistenziale. L’esegesi esistenziale nasce da una domanda di senso che si risolve nel passare dal testo biblico alla vita, e viceversa. Questo passaggio comporta un rischio: l’interpretazione; tra ciò che si vuol dire e il modo di dirlo c’è uno scarto, lo spazio lasciato all’interprete. Dio per dirsi si affida alle parole dell’uomo e l’uomo le comprende a partire dalla sua realtà e dal suo vissuto: l’uno e l’altro, Dio e uomo, legati alla contingenza. L’esegesi esistenziale restituisce al lettore responsabilità e dignità di interprete, tanto del Libro (inteso come racconto totale da Genesi ad Apocalisse) quanto della sua vita. La circolarità ermeneutica tra testo e lettore non si configura solo su un piano teorico ma implica un contraccolpo nella prassi in quanto decisione per il senso che dà forma concreta alla qualità del vivere, attraverso una lettura che avvicina la sfera emotiva a quella cognitiva. La verità di Dio ha mediazione antropologica: l’esegesi della Scrittura sfocia nell’ermeneutica teologica che si rivela antropologica ed esistenziale. La ricerca si sviluppa attraverso quattro capitoli. Nel primo viene analizzato il vissuto del soggetto, domanda ermeneutica e chiamata alla decisione, nella ricerca di un senso per me deciso, perchè sentito e vissuto. Il per me riconosciuto viene consegnato al mondo attraverso il racconto. Dio e uomo sono uniti nella narrazione e nella carne storica di Gesù Cristo, per questo la Bibbia è libro di Dio e dell’uomo: la sua comprensione è data dalla loro relazione. Nel secondo capitolo viene analizzato il rapporto tra il Libro e il corpo, entrambi si offrono come testi da leggere. Il lettore ha la capacità di leggere se stesso nel Libro, attraverso un processo esistenziale di ri-lettura che conduce al senso e che si manifesta come atto di decisione verso un ritorno alla bontà dell’origine e come atto di attrazione verso il telos: solo uno sguardo orientato alla promessa consente al soggetto il rischio di una decisione nella direzione della sensatezza e della sensibilità. Nel terzo capitolo si è resa necessaria l’introduzione dell’idea di un tempo sottratto allo scorrere della successione, a favore di un tempo-evento caratterizzato dallo spessore e dalla durata. Nell’ultimo capitolo si evidenzia come l’orientamento ermeneutico proposto ponga l’attenzione al noto come criterio interpretativo del senso del vivere e in questa ferialità il compimento della parola di Dio scritta nel Libro. Il corpo di Gesù di Nazaret dispiegato sulla croce, come pagina aperta, è il compimento di tutta la Scrittura, esso si rende disponibile per essere riconoscimento del senso teologale del corpo stesso. Nel corpo del Figlio, origine e compimento s’incontrano, legittimando ogni lettore ad una personale e autorevole esegesi esistenziale: non c’è comprensione della Scrittura al di fuori della fisicità, ed è il corpo lo strumento ermeneutico legittimato all’esegesi biblica esistenziale.

 

Indice del n.36 (II/2014)

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